La sedia durante la Rivoluzione Industriale 

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Vi avevamo lasciato, nell’evoluzione della sedia, agli albori della Rivoluzione Industriale. Continuiamo la saga di questo importante arredo.

L’evoluzione della sedia riflette non solo l’avanzamento dei materiali e delle tecniche di produzione, ma anche i cambiamenti nella società e nelle concezioni estetiche nel corso dei secoli. La seconda metà del XIX secolo vede l’affermarsi della classe borghese, che prende il posto degli aristocratici nel dettare le mode, rivoluzionando lo stile di vita. L’industrializzazione, con la meccanizzazione dei processi produttivi, favorisce l’avvento della produzione di massa. Assieme a tanti altri oggetti, la sedia diventa accessibile a tutti, ma affinché gli industriali si lanciassero nella produzione a catena, occorreva avere una forte domanda. E fino ad allora, le sedie erano destinate a pochi fortunati, come abbiamo raccontato nelle precedenti puntate:

Evoluzione della sedia dall’antichità alla rivoluzione industriale 1°
Evoluzione della sedia dall’antichità alla rivoluzione industriale 2°

Ecco come è andata.

Nasce la sala da pranzo

La sala da pranzo, come la intendiamo oggi, fino all’Ottocento non esisteva. Esistevano tavoli e tavolini con le relative sedie, ma si trattava per lo più di poltroncine, e questo arredamento faceva parte del salotto, un angolo appartato ove di serviva il tè o si giocava a carte. Per pranzi numerosi, si allestivano tavoli provvisori nei saloni più grandi. Nelle case borghesi, costituite da tanti ambienti più meno spaziosi, la sala da pranzo trova un suo posto, separata dal salotto adiacente da una porta. Tale porta resta ben chiusa alla fine della cena, quando le signore si ritirano nel salotto, lasciando gli uomini che, tra sigari e bicchieri di porto o di cognac, parlano di affari. Le sedie assumono un’importanza primaria, e devono essere comode, giacché questi pranzi potevano durare delle ore. 

Alfred Edward Emslie, Cena ad Haddo House, 1884

Con la Rivoluzione Industriale, gli ebanisti sono ridotti a semplici decoratori, mentre i nuovi ricchi acquistavano i mobili sui cataloghi degli industriali. Tra questi, spiccano A.W.N.Pugin e Thonet, ma in generale la produzione di mobili dell’epoca non brilla per originalità, limitandosi a copiare gli stili del passato

Rivoluzione Industriale

Emergono tuttavia figure interessanti, come l’ebanista Christopher Dresser, fondatore del Movimento Estetico, che dopo un viaggio in Giappone inserisce nei suoi mobili elementi dell’estetica nipponica, o il tedesco naturalizzato statunitense John Henry Belter, che inventò il sistema di laminazione. Insieme alla tecnologia del legno curvato di Thonet e alla laminazione, ovvero l’incollaggio di sottili lamine di legno in strati perpendicolari, la lavorazione dei mobili fa enormi progressi. Ma c’è chi non è troppo contento di questi sviluppi.

La ribellione di Arts and Crafts

In tutto questo fermento industriale e di consumo di massa, emergono delle voci contrarie. Alcuni vedono nelle novità portate dalla Rivoluzione Industriale il trionfo del brutto e l’alienazione della manualità. La più famosa è quella di William Morris, che con il suo movimento Arts and Crafts, nato nel 1880 circa, auspica un ritorno al passato. Non nel senso dell’imitazione degli stili tout court, ma nella rivalutazione della manualità artigiana in opposizione allo strapotere delle macchine. 

Scrive William Morris:

“Mi sembra deprecabile che esista una classe di veri artisti […], che forniscono disegni già pronti a quelli che voi chiamate designer esecutivi, i quali hanno ben poco a che fare con il progetto, ma si occupano solo di ciò che voi chiamate lavoro pesante”.

I mobili prodotti dal laboratorio privilegiavano gli incastri tra elementi, le venature del legno come decorazione, la tecnica dell’intaglio manuale e l’intarsio. Alcuni modelli non disdegnano riferimenti agli stili del passato, tuttavia la fattura è artigianale. Le linee semplici e le decorazioni discrete contrastano con i sovraccarichi mobili eclettici.

Negli Stati Uniti il movimento si sviluppa più tardi, e si coagula attorno ad alcune figure, come Frank Lloyd Wright, membro fondatore dell’Arts and Crafts Society di Chicago, costituita nel 1897, e all’ebanista Gustav Stickley, fondatore della rivista “The craftman”, nel 1920. Entrambi erano tuttavia favorevoli all’uso delle macchine per alcune fasi della produzione, collegandosi con quello che stava succedendo in una località tedesca chiamata Weimar. Senza tuttavia dimenticare il breve ma intenso passaggio attraverso le infiorescenze dello stile Art Nouveau, di cui abbiamo parlato in questi articoli:

Art Nouveau, la rivoluzione floreale 1°p 
Art Nouveau, la rivoluzione floreale 2°p

Si tratta del primo movimento artistico e culturale che investe contemporaneamente il mondo intero. La Grande Guerra interrompe l’evoluzione, ma i semi sono pronti a germogliare. Cosa accadrà lo vedremo nella seconda parte.

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