Italy: The New Domestic Landscape, la mostra che ha cambiato il design

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La mostra “Italy: The New Domestic Landscape”, tenutasi al MoMA di New York nel 1972, ha cambiato la storia del design. Vediamo perché.

The New Domestic Landscape
Joe Colombo, Unità arredativa globale -Total Furnishing Unit

New York, 1972. Al MoMA, il Museum of Modern Art, il curatore del dipartimento di  architettura è l’architetto argentino Emilio Ambasz, un visionario. Da tempo ha intuito le potenzialità delle proposte di alcuni giovani designer italiani, e decide di invitarli nella grande mela. L’idea è quella di allestire una mostra, con il titolo “Italy: The New Domestic Landscape. Achievements and problems of Italian design”. Un titolo complesso che, tradotto, significa “Italia: Il nuovo paesaggio domestico. Realizzazioni e problemi del design italiano”.

A 52 anni di distanza, appare sempre più evidente che questa mostra é stata una pietra miliare nell’evoluzione del design moderno. A dire il vero il “Bel Design” italiano del dopoguerra aveva già fatto breccia a livello internazionale da almeno vent’anni. Nella seconda metà degli anni Cinquanta le esposizioni di Londra e di Chicago, all’IIT progettato da Mies van der Rohe, ne sono la prova. Intanto Milano si assume il ruolo di capitale del design. La Triennale premia e promuove i talenti, vecchi e nuovi. LaRinascente istituisce nel 1954 il premio Compasso d’Oro, poi passato all’ADI. Dietro il grande maestro Gio Ponti, si affacciano i vari Vico Magistretti, Carlo de Carli, Franco Albini, Franca Helg, i fratelli Castiglioni, solo per citarne alcuni.

Dunque, cosa ha di diverso la mostra “Italy: The New Domestic Landscape”?

La nuova immagine del design italiano

Per rispondere alla domanda di cui sopra, bisogna partire dall’idea che il pubblico internazionale aveva del design italiano. Andando alla mostra del MoMA, tutti si aspettavano di vedere il bel design degli anni ’50 e dei primi anni ’60. Geniale, elegante, funzionale, fatto per arredare case belle con pezzi di serie, certo, ma spesso esclusivi.

Invece, la mostra “Italy: The New Domestic Landscape” si rivela spiazzante. Anticonformismo, suggestioni futuristiche, proposte radicali per l’ambiente domestico del futuro.

Copertina del catalogo della mostra

Accanto agli oggetti dal design rassicurante, visto come un “prima”, si trovano le proposte avanguardistiche del design Radicale, che si prefiggono di superare propio il “bel design”, rompendo gli schemi formali, ma non solo. I progetti si rivolgono ad un modo di vivere collettivo, in linea con le istanze sociali degli anni post ’68.

Anche l’allestimento della mostra rompe gli schemi. Con un ribaltamento a 360°, la sezione della mostra dedicata agli oggetti, invece di essere nelle gallerie del museo, era collocata all’esterno. Più di 150 sedie, tavoli, lampade e oggetti per la casa di aziende come Artemide, Cassina e Kartell erano esposti in una delle aree del giardino. La sezione dedicata agli ambienti, invece, si trovava all’interno. Una ulteriore classificazione distingueva l’attitudine del design italiano tra conformista, riformista e contestazione. Ecco perché la mostra del 1972 al MoMa non è solo una delle tante.

Uno sguardo ai progetti presentati fornisce un’idea chiara dell’impatto dell’evento. Il design veniva concepito per un nuovo stile di vita: disinibito, nomade e persino connesso. E soprattutto all’avanguardia, se si pensa che manca ancora un decennio prima che il Gruppo Memphis irrompa sulla scena.

Italy: The New Domestic Landscape, i progetti esposti

Emilio Ambasz seleziona gli oggetti in base a tre criteri: come simboli di ricerca formale e tecnica, per le implicazioni socio-culturali e per le loro implicazioni in termini di modelli più flessibili di utilizzo e disposizione.

Oltre ai mostri sacri del design, troviamo alcuni gruppi ed esponenti del Design Radicale, come 9999, Archizoom, Superstudio, Gruppo Strum, Gaetano Pesce, Ettore Sottsass Jr, Ugo La Pietra.

  • Nel primo gruppo possiamo citare Bobolungo lounge chair di Cini Boeri, la sedia Vicario di Vico Magistretti, la poltrona Springtime di Marco Zanuso, la sedia Plia di Giancarlo Piretti. E ancora, la lampada Eclisse di Vico Magistretti, La lampada Nesso di Giancarlo Mattioli e Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova, la lampada Arco dei fratelli Castiglioni. 
Bobolungo lounge chair di Cini Boeri per Arflex
  • I progetti selezionati per le loro implicazioni socio-culturali comprendono, tra gli altri,  la poltrona Joe di Jonathan De Pas, Paolo Lomazzi e Donato D’Urbino per Poltronova, la poltrona UP 5 Donna di Gaetano Pesce, lo sgabello Mezzadro dei Castiglioni, i prototipi di Ettore Sottsass per Abet-print, gli arredi di Archizoom e Superstudio per Poltronova.
  • Nella terza categoria, che comprende i modelli più flessibili, troviamo la poltrona Sacco di Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro, la sedia Tubo di Joe Colombo, il sistema di sedute Camaleonda di Mario Bellini, la Minikitchen di Joe Colombo per Boffi, l’Abitacolo di Bruno Munari per Robots.
  • Tra gli ambienti, spiccano il progetto di Joe Colombo, presentato postumo, Unità arredativa globale -Total Furnishing Unit, la Casa telematica di Ugo La Pietra, la Proposta di comportamento di Enzo Mari, la Mobile Housing Unit di Richard Sapper e Marco Zanuso, e il prototipo di veicolo Kar-a-sutra di Mario Bellini per Citroën.
la Casa telematica di Ugo La Pietra

Vale la pena di dare un’occhiata al catalogo originale, dove potrete visionare tutti i pezzi esposti.

Anche perché, lungi dall’essere relegati in polverosi musei, questi oggetti conoscono oggi un rinnovato successo, anche grazie alle diverse iniziative di tutela del patrimonio. Molte aziende, infatti, attingendo agli archivi storici, hanno rimesso in produzione molti di questi oggetti, ormai incontestate icone senza tempo.

Joe: De Pas, D’urbino, Lomazzi, Pubblicazione del Centro Studi Poltronova per il Design
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