Eileen Gray, la designer che ispirò Le Corbusier

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Eileen Gray è stata una figura importante dell’architettura e del design negli anni Venti e Trenta. Le sue opere furono ammirate dai contemporanei, tra cui Le Corbusier.

Eileen Gray
La Villa E-1027, ph. Von Carl su Wikipedia

Eileen Gray è oggi considerata una figura importante e influente del design e dell’architettura, tuttavia non ebbe molti riconoscimenti in vita. Il suo lavoro squisito ha suscitato invidia e incredulità, visto che era un’autodidatta. Inoltre, era spesso ignorata per il fatto di essere una donna, e il suo stile di vita libero e indipendente non era visto di buon occhio all’epoca. Eileen arrivò persino ad accusare il genio modernista Le Corbusier di aver vandalizzato i muri di una delle sue opere architettoniche. Andiamo a conoscere da vicino questa donna e artista straordinaria, che seguì il suo sogno, incurante del giudizio altrui.

Infanzia e formazione

Eileen Gray, nata Kathleen Eileen Moray, vede la luce il 9 agosto 1878 a Enniscorthy, in Irlanda. Nel 1893, la madre di Eileen eredita da uno zio scozzese il titolo di Baronessa Gray. Il padre di Eileen, James McLaren Smith, un pittore di paesaggi, spinse la figlia verso le belle arti, iscrivendola alla Slade School of Fine Art di Londra nel 1901. Tuttavia Eileen, personaggio inquieto e curioso, vive questa esperienza con insofferenza, e chiede alla famiglia di proseguire gli studi in Francia. Nel 1902 arriva a Parigi, dove frequenta dapprima l’Atelier Colarossi e in seguito l’Academie Julian, due scuole private. In realtà, l’impostazione accademica degli insegnamenti di pittura e scultura non suscita il suo interesse.

Nel 1905, tornata a Londra per occuparsi della madre, scopre i lavori in lacca cinese nel laboratorio di restauro di D. Charles, e chiede di essere assunta come apprendista. Nel 1907 ritorna a Parigi, abitando al 21 di rue Bonaparte nell’appartamento che terrà fino alla fine della sua vita. La passione per i mobili laccati la porta a frequentare l’atelier del maestro giapponese della lacca Seizo Sugawara, dove apprende l’uso della lacca rossa Negoro. Nel 1909, si reca in Marocco con la tessitrice scozzese Evelyn Wyld, un’amica d’infanzia, con l’obiettivo di imparare a fare tappeti nello stile del decoratore franco-brasiliano Ivan da Silva Bruhns. Poco dopo apre il suo laboratorio parigino in rue Visconti.

Eileen Gray designer di mobili

Dopo una mostra nella quale espone le prime opere in lacca, tenutasi nel 1913, Eileen fa ritorno a Londra, per via della guerra. Finito il conflitto, torna a Parigi e all’inizio degli anni Venti è ormai conosciuta come una delle principali designer di mobili laccati a Parigi. I suoi mobili e tappeti nascono da un mix di artigianato tradizionale e di principi mutuati dai movimenti artistici d’avanguardia come il Fauvismo, il Cubismo e il De Stijl.

Eileen Gray
Il Salone di Vetro, arredato da Paul Ruaud con i mobili disegnati da Eileen Gray per Madame Mathieu-Levy

Durante questo periodo realizza sontuosi mobili per ricchi collezionisti parigini come il couturier Jacques Doucet. Tra questi, il famoso paravento di ispirazione cubista in legno laccato nero, oggi esposto al MoMA di New York e il tavolo De Stijl.

Nel 1923 Eileen incontra l’architetto e critico d’arte di origine rumena Jean Badovici, più giovane di lei di 15 anni, con il quale intraprende una relazione. Assieme a lui progetta il suo negozio, denominato Galerie Jean Désert, al 217, rue du Faubourg-Sant-Honoré a Parigi, di fronte alla Salle Pleyel. Il nome prescelto per la galleria resta un mistero: chiaro è che Eileen non voleva che fosse associato a lei, forse in quanto donna. L’influenza di Jean Badovici, convinto sostenitore del modernismo, si ravvisa negli arredi realizzati da Eileen a partire dal 1925. In occasione dell’ Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi, Eileen denuncia le “mostruosità dell’Art Déco” e sconfessa i suoi “pezzi d’antiquariato”, in particolare i mobili in legno laccato. Nascono i pezzi realizzati in tubolare metallico e pelle, molti dei quali sono oggi commercializzati dal brand ClassiCon.

I pezzi iconici firmati Eileen Gray

Sedia Bibendum (1926)

Questa sedia è stata ispirata dal personaggio Bibendum dell’azienda di pneumatici Michelin. La sedia ha una base di tubi di acciaio inossidabile cromato, il sedile è un grande e spesso cuscino rotondo, e due cuscini semicircolari compongono lo schienale e i braccioli della sedia.

Adjustable Table E 1027 (1926)

Questo tavolo fu progettato per la villa E-1027. Dotato di altezza regolabile, è caratterizzato da un design modernista, semplice ma elegante, in tubi di acciaio cromato e vetro. La base è un tubo arrotondato che sostiene i due pezzi verticali, con il meccanismo regolabile.

Menton Table (1938)

Eileen Gray non voleva mobili delicati e di lusso per la sua casa di Castellar, sulla strada tra Mentone e le Alpi Marittime, ma pezzi versatili per l’uso quotidiano. Menton Table è una delle creazioni più ingegnose di Eileen. Attraverso una semplice rotazione del piano si ha un tavolo basso o alto a piacere. Menton si può usare come tavolo da pranzo, in posizione bassa come tavolino da caffè o come comodino nella camera da letto.

Eileen Gray
Menton Table, poltrone Bibendum, tavolino Occasional e tappeto Saint Tropez- via ClassiCon

Poltrona Bonaparte (1938)

Questa poltrona è uno dei rari casi in cui il comfort è coniugato con successo a una struttura in acciaio tubolare. Concepita in realtà come un pezzo da salotto, la poltrona Bonaparte era così comoda che Eileen la usò per decenni come sedia da scrivania nella sua casa parigina di Rue Bonaparte.

Eileen Gray
Poltrona Bonaparte, tavolo Rivoli e tappeto Centimetre- via ClassiCon

La villa E-1027, un capolavoro del modernismo

L’incontro con Badovici è fondamentale per l’avvicinamento di Eileen Gray all’architettura, tanto che la creativa arriva a progettare, da autodidatta, la casa dove i due amanti vivranno assieme per qualche tempo. Si tratta dell’iconica villa E-1027 ‘Maison en bord de mer’, a Roquebrune-Cap-Martin, in Costa Azzurra. Curioso l’aneddoto che cela il nome della villa, E-1027: E per Eileen, 10 per la J di Jean come decima lettera dell’alfabeto, 2 per la B di Badovici, e 7 per la G di Gray.

Eileen si era fatta le ossa con interni chic come quello dell’appartamento in Rue de Lotta a Parigi (1917-1921), commissionato da Madame Mathieu-Lévy. Negli anni dal 1926 al 1929, Eileen supervisiona i lavori e disegna nuovi oggetti per la villa, alcuni dei quali sono incorporati nelle pareti. Dotata di talento nell’improvvisazione, disegna alcuni oggetti a scomparsa a doppia funzione molto pratici. La pianta aperta e le colonne rialzate riecheggiavano il manifesto di Le Corbusier, “Cinque punti dell’architettura”. Ma Eileen Gray riuscì a infondere all’edificio calore e comfort, rendendola molto più vivibile rispetto alle opere del maestro svizzero. 

Villa E 1027, Eileen Gray e Jean Badovici, vista del salone. Centre Pompidou, Bibliothèque Kandinsky. Fondo Eileen Gray. Photo Alan Irvine ©

Nel 1930, in seguito alla crisi economica del 1929, Eileen chiude le sue boutique parigina, mentre la villa E-1027 ottiene la prima pagina nel primo numero della rivista L’Architecture d’aujourd’hui. Dopo aver lasciato la villa a Badovici, Eileen costruisce un rifugio per se stessa nelle vicinanze, la cosiddetta Tempe à Pailla, a Mentone. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Eileen costruisce una nuova casa nei pressi di Saint Tropez, e si ritira a vita privata. 

La bagarre con Le Corbusier

La villa E-1027, considerata un’icona del modernismo, accende l’invida di un certo Charles-Edouard Jeanneret-Gris, detto Le Corbusier. Ogni estate, lui e la moglie trascorrono le vacanze alla villa, e tra le due coppie si instaura una relazione oscillante tra ammirazione reciproca e da un fondo di gelosia. Le Corbusier, appena divenuto famoso a livello internazionale, in realtà è ossessionato da questa casa, tanto da trarne  ispirazione per i suoi progetti. Per molti anni, infatti, la paternità di Villa E-1027 fu erroneamente attribuita a lui.

La leggenda racconta che Le Corbusier non si capacitasse di come una persona senza formazione in architettura, e per di più una donna, avesse potuto realizzare un’opera notevole come la villa E-1027. Inoltre, Eileen aveva messo in discussione il suo concetto di casa come “macchina da abitare”, affermando che una casa era un organismo vivente. Eileen lasciò la villa nel 1932, in seguito alla rottura con Badovici. Nell’aprile del 1938, invitato dall’amico, Le Corbusier vi dipinse due murales, tornando l’anno seguente per aggiungerne altri cinque. Per l’occasione, avrebbe dichiarato: “Ho anche un desiderio furioso di sporcare i muri: sono pronte dieci composizioni, sufficienti per imbrattare tutto”. Il geniale architetto si fece inoltre fotografare mentre dipingeva i murales, che rappresentavano ambigue figure femminili ispirate a Picasso, completamente nudo.

Uno dei murales dipinti da Le Corbusier sulle pareti della villa E-1027 – credits 

Infuriata, Eileen definì i murales, che deturpavano i muri bianchi mettendo in ombra le soluzioni geniali da lei escogitate, come un atto di vandalismo. Dopo un’accesa discussione, Badovici alla fine disse a Le Corbusier che non era più il benvenuto nella casa.

Eileen Gray e la fama postuma

Eileen Gray aveva 90 anni e viveva più o meno in isolamento quando fu riscoperta. Nel 1968, infatti, un articolo a firma dallo storico dell’arte Joseph Rykwert, ne loda “l’inventiva” e “l’intuizione visionaria”. 

Nel 1972 il paravento Le Destin della collezione di Jacques Doucet viene venduto all’asta da Drouot’s ad un prezzo record, e nello stesso anno viene nominata Royal Designer for Industry dalla British Society of Arts.

Un anno dopo, nel 1973, Zeev Aram, proprietario del negozio di mobili Aram a Londra, mette in produzione i mobili disegnati da Eileen, in vendita ancora oggi come si vede sul sito.

Eileen muore a Parigi nel 1976, l’età di 98 anni. Il suo lavoro è ora una fonte di ispirazione per artisti, designer e architetti di tutto il mondo. Tra questi, l’artista Eilis O’Connell, che ha creato sei opere scultoree per il giardino nel 2018, ognuna delle quali risponde all’uso ingegnoso del materiale di Eileen e al suo amore per il metallo.

Per quanto riguarda la villa E-1027, è stata restaurata dopo decenni di abbandono e aperta al pubblico nel 2015. Nello stesso anno, esce sugli schermi il film The price of desire, incentrato sulla vicenda della famosa villa.

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